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Discorso tenuto in occasione della conferenza “I Musulmani d’Europa: dialogo, convivenza, pace”.

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L’Islam crede nella diversità e nell’uguaglianza. Un versetto nel nostro Sacro Corano recita: “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”.
Con questa conferenza, dal titolo eloquente ,“La Comunità Islamica: Pace, convivenza e dialogo”, la Nostra Associazione mira ad approfondire i legami fra la Cittadinanza e i Musulmani Piacentini, perché è così ci consideriamo.
In Italia vivono oggi quasi un milione e mezzo di musulmani, a Piacenza e Provincia sono circa 20,000. L’Islam è oggi la seconda religione d’Italia e del Vecchio Continente. Per l’Italia, come per gli altri paesi d’Europa, è una svolta storica: dopo 14 secoli di storia, di profonde influenze reciproche ma anche, purtroppo, di conflitti, l’Islam, una religione sempre percepita come totalmente altra, lontana, estranea, vive oggi, letteralmente con-vive, sul medesimo territorio.
I tempi cambiano. Con la globalizzazione, oggi non possiamo più parlare di Islam e Occidente. Oggi l’Islam è in Occidente, e sta nascendo già un Islam d’Occidente.
Il clima culturale è cambiato e le diffidenze non sono più quelle di una volta. Eppure nella maggioranza dei paesi europei, cosi come in Italia, si tende ancora ad associare l’Islam all’immigrazione. Questa associazione è ormai obsoleta, insufficiente per capire lo sviluppo dell’Islam in Europa e in Italia. Mentre il concetto di cittadino musulmano europeo prende lentamente piede, l’Islam è visto ancora oggi come una religione straniera, la religione degli immigrati. Questo schema è lacunoso: I musulmani che vivono in Italia e nel Continente si sentono già cittadini europei: sono di cultura europea e di religione islamica.
La realtà, è che l’Islam è anche una religione europea, una religione francese, una religione italiana e così via.
E’ su questo presupposto che la Comunità Islamica di Piacenza promuove da sempre iniziative di dialogo interreligioso, e conferenze di carattere teologico e culturale. La Nostra Comunità intende proseguire nella costruzione di un nuovo senso di appartenenza che sia islamico e italiano, nella prospettiva di una società plurale e sempre più inclusiva.
Di fatto i musulmani vivono all’interno della società locale, osservandone le leggi e non ponendo alcuna richiesta incompatibile con la democrazia, o lesiva della libertà altrui.
La nostra associazione è nato dal basso, grazie allo sforzo collettivo dei volontari e dei membri della Comunità, senza interferenze né influenze esterne. Il Centro si mantiene oggi grazie all’autofinanziamento ed è gestito da un nucleo di lavoratori e padri di famiglia il cui impegno è stato, ed è costante. Il Centro, infatti, può contare su di un numeroso gruppo di volontari provenienti dai quattro angoli del Mondo. Sono i Volontari che si occupano di coordinare le varie attività del nostro Centro. Sin dalla sua fondazione, questo Centro ha promosso l’intercultura e la reciproca conoscenza attraverso conferenze, convegni e dibattiti culturali e religiosi. Abbiamo l’ambizione di rappresentare la parte più virtuosa dei musulmani presenti sul territorio, non certo quella vittimista, e indolente.
Le nostre attività di carattere sociale, religioso, culturale e umanitario ne sono una testimonianza: il cassettone della raccolta degli indumenti da devolvere ai bisognosi che avrete notato all’entrata, è solo la punta dell’iceberg.
Nel campo della comprensione interreligiosa siamo attivi da diversi anni con la costituzione di un gruppo di dialogo che riunisce esponenti di varie confessioni.
In campo sociale e educativo, desidero ricordare l’attività costante della nostra scuola di lingua, che impartisce l’italiano ai nuovi migranti e la lingua madre alle seconde generazioni.
In campo formativo, siamo orgogliosi della creazione della sezione giovanile della nostra Comunità. I Giovani Musulmani di Piacenza, attivi in campo sportivo, culturale e del volontariato.
Sono il nostro futuro: Musulmani praticanti di seconda generazione, multilingue e di cultura mista, con un’ottima istruzione conseguita nelle scuole pubbliche locali, e totalmente inseriti nella gioventù e nella realtà cittadina. Sono loro i protagonisti del futuro e in loro crediamo, per una Piacenza migliore, per un’Italia migliore.
Il nostro Centro si è impegnato tempestivamente e a testa bassa in solidarietà con le popolazioni colpite dal terribile sisma del 2012. La Comunità Islamica di Piacenza si è spontaneamente mobilitata per una grande raccolta-fondi realizzata in tempi record. Inoltre, abbiamo partecipato a numerose edizioni recenti del Téléthon.
Il nostro impegno civico coinvolge anche l’ambito umanitario con iniziative di solidarietà nei confronti dei detenuti di fede musulmana. L’anno scorso, grazie ad un’intesa con le istituzioni pubbliche e con la casa circondariale di Piacenza, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di un cappellano carcerario islamico, emanazione della nostra Comunità. Quasi tutte le settimane, questo religioso si reca presso il carcere Delle Novate, a condurre la sacra preghiera islamica del venerdì. Poiché noi crediamo che nessuno debba essere escluso dall’avere una seconda possibilità.
Viviamo come tutti voi il nostro tempo, fatto di gioie e dolori. Come Comunità Islamica, ben consapevoli dei tempi di crisi, abbiamo deciso di lottare contro l’emarginazione, tenendo sempre aperte le nostre porte, e cercando di mitigare l’indigenza organizzando raccolte-fondi a favore delle famiglie in difficoltà.
Tuttavia non dobbiamo confondere i problemi. Troppo spesso confondiamo la convivenza religiosa con i problemi sociali: la disoccupazione, per esempio, non c’entra niente con la religione, la violenza e le questioni legate alla sicurezza non hanno niente a che vedere con l’Islam. Sono problematiche sociali e non religiose.
“Paura, madre di tutti i razzismi” diceva il filosofo francese Gilbert Cesbron. E non possiamo negare che esiste un’inquietudine negli angoli bui della nostra coscienza e della nostre città. Fa capolino sulle pagine dei giornali, dove il gridare al nuovo nemico, e chiamare magari alla nuova crociata, di fronte al diverso, è diventata un’abitudine che sembra pagare bene, in termini di tirature e di audience, di giornalismo-spettacolo le cui conseguenze sono potenzialmente pericolose in termini di convivenza. Come si dice: “basta una goccia di veleno per avvelenare un pozzo”.
Siamo coscienti, come musulmani, di avere degli obblighi nei confronti della collettività: dobbiamo capire la società che ci ospita e le sue istituzioni, dobbiamo partecipare e sentirci coinvolti.
Ma il rispetto reciproco delle religioni non impone che esse rinuncino a se stesse ma che sappiano riconoscersi e legittimarsi nelle loro differenze.
Essere accoglienti nei riguardi dell’altro significa accettarlo cosi com’è: con la sua cultura, la sua storia, i suoi sentimenti, i suoi schemi di pensiero. Così la convivenza nelle nostre società potrà favorire l’assimilazione del concetto di tolleranza e produrre quel progressivo adattamento storico alle forme della democrazia moderna. Un principio di tolleranza che non nasce dall’affermazione di una superiorità, ma dalla consapevolezza di un’universalità, cioè dalla coscienza che la tolleranza è un valore universale.
La nostra speranza, con questa Conferenza, è quella di fissare un tassello in più nella costruzione di quei legami indispensabili per una pace stabile e duratura…perpetua, come auspicava Kant.
Noi non siamo mai stati, ne saremo mai un ghetto. Siamo italiani per cultura, musulmani per religione, noi ci sentiamo a casa nostra qui, ci sentiamo di appartenere a questa società, perché Piacenza è la città in cui abbiamo scelto di vivere e lavorare, nella convinzione di costruire un futuro migliore per i nostri figli, e per tutti.

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