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Il Giudice respinge la causa contro la Comunità Islamica di Piacenza

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Il 31 dicembre dell’anno appena concluso, il Giudice del Tribunale Ordinario di Piacenza si è espresso nel merito di una delle più logoranti vicende che ha visto rivolte ai vertici della Comunità Islamica di Piacenza accuse di mal gestione e richieste di danni.

Le vicende del gruppo ‘dissidente’ (così chiamato dai media) ha dato inizio negli anni 2015 a una serie di manifestazioni pubbliche e in sedi legali contro la Comunità Islamica piacentina di via Caorsana. In particolare, contestando la mal gestione dell’Organizzazione, la presunta mancanza di fondi dai conti e danni nei confronti di una delle persone a capo del gruppo dissidente.

Proprio quest’ultimo, dopo due cause intraprese dallo stesso in sede civile contro la Comunità, ha visto per l’ennesima volta rigettata le sue domande, venendo condannato dall’ultima sentenza e per la seconda volta al pagamento delle ingenti spese legali e processuali

Nella sentenza, che riconosce la “rottura del vincolo associativo” tra le parti, si legge che, l’ex associato che ha fatto causa, ha adottato “modalità aggressive, documentate sia dai disordini causati in assemblea e dal conseguente intervento delle Forze dell’Ordine, sia da ciò che ben potrebbe definirsi come “stalking giudiziario” vista la mole, l’eterogeneità e il confuso sovrapporsi di domande cautelari e di merito avanzate nei confronti dell’ Associazione; sia dalla condotta processuale dell’attore…“.

Quanto alla Comunità Islamica, il Tribunale afferma: “A fronte di ciò, di contro, il contegno dell’Associazione è stato sempre improntato, oggettivamente, a moderazione, disponibilità ed equilibrio, concludendo poi che “Sul piano causale, pertanto, è la condotta del presunto danneggiato a porsi quale causa efficiente del danno, perché si colloca a monte di tutti gli eventi e con una portata causale determinante (in quanto azione cui sono seguite le reazioni contestate dall’attore come illegittime).

La sentenza affronta anche l’argomento delle prove non rilevanti che l’attore ha avanzato e che nulla dimostrano di fatto. La decisione finale quindi è quella del rigetto della domanda dell’attore, con condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali.

La Comunità Islamica di Piacenza ha già da tempo denunciato il ‘gruppo dissidente‘ presso la Procura della Repubblica ed è in corso un processo penale nei loro confronti per diffamazione in danno della Comunità a seguito della conferenza stampa organizzata dal gruppo stesso nell’aprile 2015. Altri fascicoli di denuncia depositati all’epoca dei fatti dalla Comunità Islamica contro i singoli ‘dissidenti’ per aggressione, lesioni aggravate e violazione della proprietà privata sono ancora in fase d’indagine da parte della Procura della Repubblica di Piacenza.

La Comunità Islamica di Piacenza tramite il suo presidente si dice soddisfatta del risultato. “Abbiamo sempre avuto fiducia nella Giustizia e nella difesa della nostra immagine. Percorriamo sempre la via del dialogo, e nel caso questo non fosse possibile, ci appelliamo alle vie legali per difenderci e per il ripristinare i diritti lesi.” – afferma il Presidente Kaiku.

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